Monday, July 06, 2009

La comunicazione nella Scuola

segnalo interessante post di Giorgio Jannis sul tema
"E la scuola vecchio stampo collasserà, imploderà silenziosamente perché i bit non fanno rumore, e da cieca muta e sorda diventerà un Luogo ricco di stimoli, normale, adeguato ai tempi e quindi trasparente, dove gli allievi imparano a essere cittadini vivendo in prima persona gli strumenti dell'abitanza digitale e territoriale, i media e i luoghi di espressione personale e gli archivi documentali, e non (quando va bene) semplicemente studiandoli. I dirigenti e gli insegnanti oscurantisti e passatisti vorrebbero star tranquilli dentro una bolla avulsa dal mondo e dalla socialità moderna, e invece si vedranno costretti alla modernità liquida della comunicazione capace di intrufolarsi e di svellere i muri dell'isolamento."



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Thursday, January 08, 2009

Scuola formale e tradizionalista ?

“Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanetti e i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? …
Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell’età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza? Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, la educazione dello spirito, l’avanzamento del sapere…Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall’insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v’insegnavano.
Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.Soltanto per caso e per semplice coincidenza – raccoglie tanta di quella gente! – la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.Essa non è, per sua natura, una creazione, un’opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest’ultimo ufficio – perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istituiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi…
Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s’impara nulla d’importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà. Nella quale ognuno s’inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch’è l’insegnamento.
Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati – l’immobilità fisica più antinaturale – l’immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare – lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili – e l’annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi …
La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione. Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé…
Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati…
Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d’ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc…
Bisogna chiuder le scuole – tutte le scuole. Dalla prima all’ultima …
.. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative. “
Giovanni Papini 1 giugno 1914
( tratto da Chiudiamo le Scuole, Giovanni Papini Vallechi 1919 )

dibattito aperto LINK



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Wednesday, September 10, 2008

Scuola in crisi


da
...la scuola soffre moltissimo al suo esterno l'evoluzione delle altre agenzie formative: la crisi di funzione educativa della famiglia; la crescita di importanza delle nuove tecnologie di comunicazione che fanno apparire inadeguati ed obsoleti i percorsi scolastici ...

.. la crisi della scuola italiana è profonda perché è in crisi di ruolo e di anima: di ruolo perché non è più attuale la sua originaria funzione di formazione collettiva a una cultura ...; e d'anima, perché non sappiamo più quali fondamenti valoriali di base la scuola è tenuta - ed è capace - di dare alle giovani generazioni...

Se così complessa è la crisi, per affrontarla bisogna avere una strategia ... «cominciare dal basso»..." ( Giuseppe De Rita )

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Tuesday, March 11, 2008

Scuola Liquida


Nell’attuale società consumistica l’homo consumens è esistenzialmente preoccupato di essere e restare nel branco, di appartenere ed essere riconosciuto dal branco. E' il branco stesso che impone le “mode” e i nuovi totem delle tribù giovanili ( Zygmunt Bauman ).

In tale modernità liquida si vivono esasperate forme di intolleranza verso ogni tipo di frustrazione, gli individui infatti risultano incapaci di far fronte ad alcuna dilazione della gratificazione, è il tutto e subito, dilatando il presente come unicum possibile; a farne le spese è soprattutto la Scuola , arcaica struttura ottocentesca che sopravvive galleggiando come un dinosauro preistorico destinato all’estinzione.

La vita è in continuo movimento, continui sono i bisogni insoddisfatti, continua la ricerca del piacere, insaziabile la ricerca ossessiva compulsiva di gratificazione.
I giovani studenti non trovano risposte nelle anguste aule scolastiche, dispersi in una didattica spenta fatta da docenti, ormai immigrati digitali.
E’ il prevalere del virtuale sul reale, ( giovani che preferiscono il videogico che simula uno sport rispetto ad vera e propria partita magari di basket, tutto ciò per esaltare il mito della partecipazione, è più divertente partecipare alla partita rispetto al vederla ).

Il desiderio si trasforma in esigenza compulsiva, il sé lascia il posto alle personalità e identità multiple, l' incalzare del web con i suoi narcisismi digitali irrompe creando il culto dell’immagine, è la tirannia dell’istante e il bisogno di comunicare comunque e ovunque ( connect always).
Anche la socialità subisce il passaggio a forme di aggregazione per sciami e non per gruppi, disgregando la normale quotidianità scolastica fatta di orari, sequenzialità, rigidità.
Il disagio che si crea e che si vive sfocia nei ripetuti fenomeni di bullismo, che altro non sono che segnali appunto di una SCUOLA LIQUIDA, inadatta alle nuove generazioni ( digital native).

Pochi se ne se accorti, altri gridano la fine della scuola, altri inneggiano ad una scuola senza libri,aule e voti, e intanto si galleggia.
In questa “rivoluzione” che parte dal basso troverà la nostra “modernità” risposte adeguate ?

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Thursday, October 11, 2007

Q Generation



"... the Quiet Generation, in the best sense of that term, quietly pursuing their idealism, at home and abroad.But Generation Q may be too quiet, too online, for its own good, and for the country’s own good."( Thomas Friedman )



La Net Generation è costituita da individui troppo apatici, passivi e computerizzati, le rivoluzioni non si combattono nel mondo virtuale ma nelle piazze, dal vivo ...


"Mettete da parte le email, le petizioni online e i click del mouse e organizzatevi,dal virtuale al reale" tuona Friedman





Esistono delle forze che appiattiscono il mondo tra queste :



  • gli standard basati su altri standard, l'ultrastandrad come XML,AJAX che consento alle macchine di comunicare tra loro via Web senza alcun intervento umano

  • Uploading e il comunity power ,come nel community developed software, nel blogging/podcasting,wikipedia,in-forming , che accentuano uno sfernato desiderio di partecipazione e di far sentire la propria voce arrivanto a prefrerire il virtuale al reale; giovani che preferiscono il videogico che simula uno sport rispetto ad vera e propria partita magari di basket, tutto ciò per esaltare il mito della partecipazione ( è più divertente parteciapre alla partita rispetto al vederla)




  • digital, mobile comunication ,filesharing, VoIP/SoIP, wireless, motori che parlono ai computer,computer che parlano a computer, computer che parlano a persone, e mentre ciò accade molte persone si chiedono con chi stanno parlando, con un umano o una macchina ... ?
    ( da The world is Flat, Thomas Friedman )


La discussione è aperta...

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Monday, September 10, 2007

Web2.0Crack

Web2.0Crack, la bolla del Web 2.0 sta per scoppiare


La prossima bolla ad esplodere sarà quella del Web 2.0 ,
sarà un'esplosione senza precedenti, nulla dura per sempre...
è l'annuncio di John C. Dvorak ,
si prepara una dura selezione delle web2.0 application,
ne rimarranno solo poche delle attuali quelle più innovative...
Sarà una dura battaglia di sovravvivenza per le molte piattaforme
di social netwoking, blogging, video-audio sharing, webcomunication,
user generated content , widgets and mobile application ...?


-->+

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Monday, May 21, 2007

L'Arca Digitale

Web 2.0 e Conoscenza Condivisa.
Nonostante la rivoluzione dal basso fatta dagli strumenti del Web 2.0 interattivi e collaborativi solo una ristretta elite determina i contenuti nel grande panorama del Web.
L’autorevolezza dei contenuti può autogenerarsi tramite una selezione dei contenuti stessi attraverso meccanismi di social network insiti nella rete stessa, al di là dei numero dei link e click per post pagina.
Il problema è un altro, la generazione di contenuti è ancora purtroppo un fatto “elitario".


"Non potranno coesistere due culture separate. Al punto in cui siamo, tutto è digitale, o non è. Dinanzi al Diluvio Web, il compito delle nostre generazioni (tra i 30 e i 45 anni) è stato quello di aver costruito l'Arca digitale, ovvero i contenitori dentro cui salvare l'intera cultura dell'Umanità. Compito dei "vecchi" sarà riempire questi contenitori con i loro saperi pre-web, compito delle nuove generazioni biodigitali sarà essere poeti, ovvero padroneggiando da nativi i linguaggi moderni, progettare cultura e socialità nelle nuove forme permesse dalle tecnologie della comunicazione. Sto pensando a cose molto concrete, come la gestione del territorio e delle collettività che ci vivono, che trarranno identità (un "noi") dalla fittissime reti di comunicazione ora possibili, mediante i meccanismi di partecipazione ed appartenenza tipici di qualsiasi comunità, seppur in forme prima mai viste nella storia degli Umana." solstizio

L'immagine dell'Arca digitale nel Diluvio del Web che carica di responsabilità le vecchie generazioni e apre spazi e impegni nuovi ai nativi biodigitali .

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