Thursday, December 24, 2009

Tecnologie Digitali Giovani e Scuola

le tecnologie digitali sono i nuovi strumenti/attrezzi della cultura giovanile , immersa nella digital society.

la società digitale determina una nuova costruzione di identità/Io delle nuove generazioni,

i giovani infatti utilizzano nuovi modi per comunicare,che determinano nuove identità, potremo chiamare tali forme digit-Io( l’Io digitale ).






le tecnologie digitali più che strumenti per gestire le informazioni sono veicoli di

Relazioni,

facilitano e migliorano le possibilità di entrare in contatto con gli altri Pew Internet & American Life Project


siamo in una società complessa e liquida (Bauman) in cui dominano la transizione, la complessità, il passaggio,niente è duraturo; molte informazioni valgono appena poche ore,al massimo un giorno.

In tale contesto si vivono realtà molteplici, l’iper-realtà (il cui inizio si è avuto con la virtualità), la mente così si deve addattare e trasformare alle nuove dinamiche;





l’io si frammenta vivendo una molteplicità del sé, multipersonalità, identità mutevoli, cadono le certezze, avanzano gli spazi dei molteplici interrogativi, domina la comunicazione comunque e ovunque, con qualsiasi media;

tutto va sperimentato condividendo esperienze, relazioni in gruppi reali o virtuali di breve durata, o creati per l’occasione, o vissuti in comunità di interessi.

nascono nuove forme di apprendimento decontestualizzato,fuori dalle aule/pareti scolastiche, gli “apprendimenti non scolatistici” , emergono nuovi autoapprendimenti gestibili in modo autonomo (vedi anche peer-teaching e peer-tutoring ),
ed altri aspetti legati al “rifiuto dello studio scolatistico” e alla significatività autopercepita,

che minano la centralità della SCUOLA stessa come fonte primaria di formazione, la “VITA” sembra essere fuori, è fuori...


nuove forme di socialità/relazioni net-socialità e R-tech (Rifkin) in cui tutto va sperimentato, condividendo esperienze,relazioni in gruppi reali o virtuali (“socialnetworktualità ” ) di breve durata, o creati per l’occasione

Si vivono così mutevoli forme di coscienza, digitIo proteiforme (R.J.Lifton), flessibile, capace di adattarsi continuamente alle nuove circostanze (on-line), esplicitando le possibili forme dell’auto-racconto del sè,
o sviluppando nuove relazioni qualitativamente significative
( Valkenburg,Peter)
ma anche con sporadici possibili fenomeni di cyber-bullismo,
relegando così l’off-line agli “immigrati digitali” (Mark Prensky )

alcuni autori vedono internet come una potente weapon of mass instruction (”arma di istruzione di massa”)( N.Negroponte)

l’autoreferenzialità dei docenti-formatori e l’arroccarsi sul proprio ruolo come difesa sono uno degli aspetti
dell’Emergenza educativa,

il digital teaching è ancora lontano ( nonostante le aspettative dei genitori vedi Redshift Research) …

tutto ciò mentre

le tecnolgie digitali avanzano



vedi anche LINK

Sunday, December 06, 2009

Una scuola Vecchia

Allarme lanciato da The Washington Post "...the sorry state of public education..." ( in The keys to successful a education system and Pisa )

in Italia invece

(Censis)
Circa l'80% dei giovani tra 15 e 18 anni si chiede che senso abbia stare a scuola.
Il 92,6% dei giovani ritiene sottopagato il lavoro anche per coloro che hanno un titolo di studio, le conoscenze vengono percepite come semplice agevolazione.
Il 63,9% degli occupati giudica inutili le cose studiate a scuola.
Il 75% dei laureati e l'85% dei non laureati ritengono che la propria preparazione non sia discriminante per trovare lavoro.

( dal Gazzettino )
"Una scuola modellata su un impianto che risale al primo Novecento - aula, cattedra, banchi - è oggi totalmente estranea ai bisogni culturali dei giovani. Non sviluppa le capacità di apprendimento una scuola incapace di sfruttare le nuove tecnologie, non compete con il boom dell’audio-visual, con gli sms, con tutti quegli stimoli che bombardano i giovani ... una scuola che continuerà ad arrancare e, temo, continuerà a perdere e a disperdere un patrimonio enorme di intelligenze ... occorre che la scuola italiana abbandoni definitivamente la “trasmissività” del sapere dalla cattedra ai banchi». Luigi Berlinguer, ex ministro dell’Istruzione, ora uno degli esperti di Bruxelles, che nel Parlamento europeo discute con i colleghi delle future strategie di education.

"
isogna passare dall’insegnamento strutturato cattedra-alunno-compiti a forme nuove, utilizzando pratiche di “student oriented” con lavoro in piccoli gruppi, autovalutazione degli studenti e loro partecipazione alla pianificazione... oggi il web è il nuovo Gutenberg"

"
quello che si apprende nel 70% dei casi non arriva dagli edifici scolastici. ..
Se non si cambia la sfida è persa."

Delle questione ne abbiamo parlato già nel 2006

nel 2008 Scuola Liquida e Chiudiamo le Scuole

più recenti Scuola che Noia 2009
e Digital School analfabeti digitali

ampio dibattito su Knol

e in 10 errori dell'educazione


Wednesday, November 25, 2009

Overschooling


Inflazione Scolastica/Formativa


Diversi studiosi a livello europeo, tra cui Marie Duru Bellat* ,che si occupano di sociologia e di economia dell’istruzione stanno ipotizzando che nelle società avanzate stia emergendo un eccesso di scolarizzazione, chiamato Overschooling.
Al di sopra di un certo limite la crescista della scolarità non risulterebbe utile, nello sviluppo socio-economico di un paese. Duru Bellat citando l'OCSE, nel rapporto Education at a Glance del 2006, sostiene che al di sopra di una media di 7,5 anni di scuola, gli effetti positivi sulla crescita economica tendono a diminuire.

La media di scolarizzazione nei paesi avanzati EU è di 11,8 anni, ecessiva e controproducente, creando una sorta di inflazioni scolatsica/formativa che non gioverebbe al paese. ( L'inflation scolaire )
Tra gli esempi diversi Paesi del blocco ex-comunista, con un livello di scolarizzazione mediamente elevato, altissima percentuale di laureati, ma PIL sottozero e redditi personali bassi.



Viene messa così in discussione l’opinione diffusa, vedi Ivan Illich ( Deschooling Society ) o concetti relativi al Capitale Umano, secondo cui portare un maggior numero possibile di giovani al diploma e/o alla laurea favorirebbe il progresso economico e la giustizia sociale.
Lo sviluppo dell’educazione non è un fine in sé, per Duru-Bellat, tale da giustificare “l’inflazione scolastica”. Serve più formazione per quale fine?

Vedi anche INSegnanti Europei


Insegnanti Europei

approfondisci ( )


in press ---


* Marie Duru-Bellat, sociologue spécialiste des questions d’éducation, est professeur à l’IEP de Paris et chercheur à l’Observatoire Sociologique du Changement et à l’Institut de Recherche en Education (IREDU). Elle travaille sur les politiques éducatives et les inégalités sociales et sexuées dans le système scolaire. Parmi ses ouvrages récents, on compte : L’école des filles. Quelle formation pour quels rôles sociaux ?, L’Harmattan, 2004 ; Les inégalités sociales à l’école. Genèse et mythes, PUF, 2002 ; L’inflation scolaire. Les désillusions de la méritocratie, Seuil, 2006.

Saturday, September 19, 2009

Docenti Immigrati Digitali II

Ne parlavamo già nel febbraio 2006


ora se ne stanno accorgendo anche altri e tutti ne parlano ( Espresso )

tempo fà Panorama





e anche su Panorama Blog


ma anche altri ( ADI Associazione Docenti Italiani) vedi post sotto

peccato che siano passati 3 anni ma nel frattempo nulla è cambiato

e la scuola è sempre più Scuola Liquida.

Analfabeti del 21° secolo - Digital School -


Riprendo alcuni spunti da newsletter ADI
NE ABBIAMO GIA ' PARLATO ( vedi archivio post 2006 )"gli analfabeti del 21° secolo non saranno coloro che non sanno leggere e scrivere, ma coloro che non sapranno imparare, disimparare e ricominciare ad imparare (Alvin Toffler)"

"l'istruzione è rimasta immobile di fronte ai cambiamenti del 21° secolo
  • La società è cambiata: globalizzazione, modificazioni radicali indotte dalle tecnologie digitali, spostamenti demografici, cambiamenti nei valori e nei comportamenti.
  • Gli studenti sono cambiati: nativi digitali, abituati a ricevere informazioni in tempo reale, a gestire processi paralleli e multitask, a lavorare per immagini più che su testi scritti, in costante connessione a internet, a ricercare gratificazioni immediate, dotati di scarsa capacità di pensiero critico, riflessione e giudizio.

….gli istituti scolastici sono inadeguati alle caratteristiche emergenti della società"


La società digitale consente e richiede:

1) nuove modalità e ruoli nella gestione dell'istruzione dei giovani, costituite ad esempio da:

  • passaggio dalla classe tradizionale affidata ad un insegnante a gruppi variabili di studenti gestiti da team di docenti
  • un'edilizia scolastica che preveda a) possibilità di singole postazioni di lavoro per gli studenti, b) ambienti per grandi raggruppamenti, c) ambienti per piccoli gruppi
  • un'organizzazione del tempo scuola che preveda spazi temporali più ampi delle normali lezioni per l'approfondimento di unità tematiche e contestualmente una suddivisione dell'anno scolastico in periodi più brevi dei trimestri o quadrimestri
  • una modificazione del ruolo dell'insegnante da trasmettitore di conoscenze e informazioni a quello di facilitatore dell'apprendimento

2) l'introduzione di nuove figure e un'estensione dell'ambiente di apprendimento:

  • utilizzo di mentori e di altre risorse umane, quali genitori e membri della comunità territoriale
  • estensione di ambienti di apprendimento ad altre scuole e ad altri luoghi del territorio
  • svolgimento dei programmi scolastici non solo dentro ma anche fuori la scuola con il riconoscimento, ai fini della valutazione, anche delle performance e produzioni esterne
  • costante interazione on-line

3) la possibilità che lo studente assuma in prima persona la gestione e il controllo del proprio apprendimento, diventi insieme produttore e consumatore del sapere, prevedendo che:

  • gli studenti possano contare su un collegamento online con insegnanti, mentori e pari, quando ne sentono il bisogno
  • abbiano opportunità di apprendimento accessibili online da casa, da scuola o da qualunque altro luogo
  • lo studio superi i confini spaziali e temporali: le risorse siano accessibili online 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno.
"

Monday, July 06, 2009

La comunicazione nella Scuola

segnalo interessante post di Giorgio Jannis sul tema
"E la scuola vecchio stampo collasserà, imploderà silenziosamente perché i bit non fanno rumore, e da cieca muta e sorda diventerà un Luogo ricco di stimoli, normale, adeguato ai tempi e quindi trasparente, dove gli allievi imparano a essere cittadini vivendo in prima persona gli strumenti dell'abitanza digitale e territoriale, i media e i luoghi di espressione personale e gli archivi documentali, e non (quando va bene) semplicemente studiandoli. I dirigenti e gli insegnanti oscurantisti e passatisti vorrebbero star tranquilli dentro una bolla avulsa dal mondo e dalla socialità moderna, e invece si vedranno costretti alla modernità liquida della comunicazione capace di intrufolarsi e di svellere i muri dell'isolamento."



Thursday, January 08, 2009

Scuola formale e tradizionalista ?

“Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanetti e i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? …
Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell’età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza? Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, la educazione dello spirito, l’avanzamento del sapere…Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall’insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v’insegnavano.
Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.Soltanto per caso e per semplice coincidenza – raccoglie tanta di quella gente! – la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.Essa non è, per sua natura, una creazione, un’opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest’ultimo ufficio – perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istituiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi…
Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s’impara nulla d’importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà. Nella quale ognuno s’inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch’è l’insegnamento.
Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati – l’immobilità fisica più antinaturale – l’immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare – lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili – e l’annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi …
La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione. Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé…
Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati…
Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d’ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc…
Bisogna chiuder le scuole – tutte le scuole. Dalla prima all’ultima …
.. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative. “
Giovanni Papini 1 giugno 1914
( tratto da Chiudiamo le Scuole, Giovanni Papini Vallechi 1919 )

dibattito aperto LINK



.

Wednesday, September 10, 2008

Scuola in crisi


da
...la scuola soffre moltissimo al suo esterno l'evoluzione delle altre agenzie formative: la crisi di funzione educativa della famiglia; la crescita di importanza delle nuove tecnologie di comunicazione che fanno apparire inadeguati ed obsoleti i percorsi scolastici ...

.. la crisi della scuola italiana è profonda perché è in crisi di ruolo e di anima: di ruolo perché non è più attuale la sua originaria funzione di formazione collettiva a una cultura ...; e d'anima, perché non sappiamo più quali fondamenti valoriali di base la scuola è tenuta - ed è capace - di dare alle giovani generazioni...

Se così complessa è la crisi, per affrontarla bisogna avere una strategia ... «cominciare dal basso»..." ( Giuseppe De Rita )

Tuesday, March 11, 2008

Scuola Liquida


Nell’attuale società consumistica l’homo consumens è esistenzialmente preoccupato di essere e restare nel branco, di appartenere ed essere riconosciuto dal branco. E' il branco stesso che impone le “mode” e i nuovi totem delle tribù giovanili ( Zygmunt Bauman ).

In tale modernità liquida si vivono esasperate forme di intolleranza verso ogni tipo di frustrazione, gli individui infatti risultano incapaci di far fronte ad alcuna dilazione della gratificazione, è il tutto e subito, dilatando il presente come unicum possibile; a farne le spese è soprattutto la Scuola , arcaica struttura ottocentesca che sopravvive galleggiando come un dinosauro preistorico destinato all’estinzione.

La vita è in continuo movimento, continui sono i bisogni insoddisfatti, continua la ricerca del piacere, insaziabile la ricerca ossessiva compulsiva di gratificazione.
I giovani studenti non trovano risposte nelle anguste aule scolastiche, dispersi in una didattica spenta fatta da docenti, ormai immigrati digitali.
E’ il prevalere del virtuale sul reale, ( giovani che preferiscono il videogico che simula uno sport rispetto ad vera e propria partita magari di basket, tutto ciò per esaltare il mito della partecipazione, è più divertente partecipare alla partita rispetto al vederla ).

Il desiderio si trasforma in esigenza compulsiva, il sé lascia il posto alle personalità e identità multiple, l' incalzare del web con i suoi narcisismi digitali irrompe creando il culto dell’immagine, è la tirannia dell’istante e il bisogno di comunicare comunque e ovunque ( connect always).
Anche la socialità subisce il passaggio a forme di aggregazione per sciami e non per gruppi, disgregando la normale quotidianità scolastica fatta di orari, sequenzialità, rigidità.
Il disagio che si crea e che si vive sfocia nei ripetuti fenomeni di bullismo, che altro non sono che segnali appunto di una SCUOLA LIQUIDA, inadatta alle nuove generazioni ( digital native).

Pochi se ne se accorti, altri gridano la fine della scuola, altri inneggiano ad una scuola senza libri,aule e voti, e intanto si galleggia.
In questa “rivoluzione” che parte dal basso troverà la nostra “modernità” risposte adeguate ?

Thursday, October 11, 2007

Q Generation



"... the Quiet Generation, in the best sense of that term, quietly pursuing their idealism, at home and abroad.But Generation Q may be too quiet, too online, for its own good, and for the country’s own good."( Thomas Friedman )



La Net Generation è costituita da individui troppo apatici, passivi e computerizzati, le rivoluzioni non si combattono nel mondo virtuale ma nelle piazze, dal vivo ...


"Mettete da parte le email, le petizioni online e i click del mouse e organizzatevi,dal virtuale al reale" tuona Friedman





Esistono delle forze che appiattiscono il mondo tra queste :



  • gli standard basati su altri standard, l'ultrastandrad come XML,AJAX che consento alle macchine di comunicare tra loro via Web senza alcun intervento umano

  • Uploading e il comunity power ,come nel community developed software, nel blogging/podcasting,wikipedia,in-forming , che accentuano uno sfernato desiderio di partecipazione e di far sentire la propria voce arrivanto a prefrerire il virtuale al reale; giovani che preferiscono il videogico che simula uno sport rispetto ad vera e propria partita magari di basket, tutto ciò per esaltare il mito della partecipazione ( è più divertente parteciapre alla partita rispetto al vederla)




  • digital, mobile comunication ,filesharing, VoIP/SoIP, wireless, motori che parlono ai computer,computer che parlano a computer, computer che parlano a persone, e mentre ciò accade molte persone si chiedono con chi stanno parlando, con un umano o una macchina ... ?
    ( da The world is Flat, Thomas Friedman )


La discussione è aperta...

Monday, September 10, 2007

Web2.0Crack

Web2.0Crack, la bolla del Web 2.0 sta per scoppiare


La prossima bolla ad esplodere sarà quella del Web 2.0 ,
sarà un'esplosione senza precedenti, nulla dura per sempre...
è l'annuncio di John C. Dvorak ,
si prepara una dura selezione delle web2.0 application,
ne rimarranno solo poche delle attuali quelle più innovative...
Sarà una dura battaglia di sovravvivenza per le molte piattaforme
di social netwoking, blogging, video-audio sharing, webcomunication,
user generated content , widgets and mobile application ...?


-->+

Monday, May 21, 2007

L'Arca Digitale

Web 2.0 e Conoscenza Condivisa.
Nonostante la rivoluzione dal basso fatta dagli strumenti del Web 2.0 interattivi e collaborativi solo una ristretta elite determina i contenuti nel grande panorama del Web.
L’autorevolezza dei contenuti può autogenerarsi tramite una selezione dei contenuti stessi attraverso meccanismi di social network insiti nella rete stessa, al di là dei numero dei link e click per post pagina.
Il problema è un altro, la generazione di contenuti è ancora purtroppo un fatto “elitario".


"Non potranno coesistere due culture separate. Al punto in cui siamo, tutto è digitale, o non è. Dinanzi al Diluvio Web, il compito delle nostre generazioni (tra i 30 e i 45 anni) è stato quello di aver costruito l'Arca digitale, ovvero i contenitori dentro cui salvare l'intera cultura dell'Umanità. Compito dei "vecchi" sarà riempire questi contenitori con i loro saperi pre-web, compito delle nuove generazioni biodigitali sarà essere poeti, ovvero padroneggiando da nativi i linguaggi moderni, progettare cultura e socialità nelle nuove forme permesse dalle tecnologie della comunicazione. Sto pensando a cose molto concrete, come la gestione del territorio e delle collettività che ci vivono, che trarranno identità (un "noi") dalla fittissime reti di comunicazione ora possibili, mediante i meccanismi di partecipazione ed appartenenza tipici di qualsiasi comunità, seppur in forme prima mai viste nella storia degli Umana." solstizio

L'immagine dell'Arca digitale nel Diluvio del Web che carica di responsabilità le vecchie generazioni e apre spazi e impegni nuovi ai nativi biodigitali .

Wednesday, March 21, 2007

Le conferenze lasciano il posto ai Barcamp


Per alcuni una delle prime regole del BarCamp è non dire mai cos’è il BarCamp.( vedi Gianluca Pezzi)
Proviamo comunque a definire il termine.
Il nome di BarCamp si rifà al termine foobar: i BarCamp, infatti, sono nati in risposta ai Foo Camp, una "non-conferenza" annuale, su invito, ospitata dall'editore di testi sul software libero Tim O'Reilly. ( da Wikipedia )
BarCamp e’ una nonconferenza, così come solitamente intendiamo per conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero.
Il BarCamp è una conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web2.0.
BarCamp è anche una rete internazionale di non conferenze. Una non conferenza (unconference) è una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi. Gli eventi si occupano soprattutto di temi legati alle innovazioni sull'uso del Web e delle reti sociali. ( da Wikipedia )
E’ un evento intenso con discussioni, presentazioni, dibattiti e molta interazione tra i partecipanti. Chiunque abbia qualcosa da condividere o il desiderio di imparare e’ il benvenuto ai Barcamp, ma è anche invitato a partecipare.

Chi può indire un BarCamp? Chiunque voglia sobbarcarsi l’onere dell’organizzare una cosa così impegnativa.- Cosa si fa al BarCamp? Si parla, si ascolta, si conoscono altre persone, si scherza, si fanno foto, si fanno video, si twittera, si intervista, si scrive… ( Giovy )

Essendo prevista una condivisione di conoscenze senza imbarazzi (in cui, almeno teoricamente, ogni partecipante è sia spettatore che relatore), tutti possono intervenire, se lo desiderino, purchè si siano iscritti tempestivamente sull’apposito wiki.
Condivisione anche intervenendo su tematiche di interesse, partecipando attivamente all’organizzazione dell’evento.
Cosa sarebbe infatti il Web senza : presenza, partecipazione, conversazione, divulgazione, condivisione, creatività
Un ruolo fondamentale può averlo ,in tali eventi, la formazione che di conoscenza e condivisone della conoscenza dovrà sempre più occuparsene, così pure il mondo della scuola degli studenti , dei docenti essendo in prima linea quotidianamente , nonostante le difficoltà. L'apprendimento può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti tipica delle nuove frontiere del web, il WEB 2.0 (il web che parte da basso dalla condivisione e dalla cooperazione degli internauti )

Una variante dei Barcamp sono i PubCamp, ma questa e tutta un’altra storia.

Prof Daniele Pauletto ( Mentelab )

Saturday, November 11, 2006

Il mondo dei Blog è un fenomeno complesso e articolato.

Si va dalla pubblicazione personale individualistica come un diario personale, cosa assai frequente ini cui MySpace ne è un grande contenitore;
a blog tematici e specialisti che afforntano i più vari argomenti,
ai blog di informazione (di news, citizen journalism, LiveJournal),
ai blog urbani ( urbanblog ),
ai blog aziendali ( vedi ad esempio GM ),
per passare poi dai blog di foto ( fotoblog, moblogging), ai videoblog ( vlogging) o radio blog ( podcasting),
fino alle forme di marketing virali o mashup come BlogMaps.

Tutta ciò viaggia alla grande nella blogosfera ,del Blogging pianeta.

Tuesday, February 07, 2006

Docenti “IMMIGRATI DIGITALI”



Porte aperte alle tecnologie, annuncia una recente ricerca AIE (Associazione Italiana Editori link ), anche per prepararsi per la scuola: un giovane studente su due (il 51%) studia in Italia tanto sul libro di testo quanto sul materiale scaricato da internet, mentre solo il 41% utilizza solo il libro di testo. La tecnologica conta, eccome, anche a scuola.
Un’altra indagine AIE vede li giovani come la Digital Generation : sono internauti (per il 91%), più della metà (il 53%) hanno un Ipod o comunque un lettore mp3. Uno su quattro partecipa almeno settimanalmente a chat e forum e il 9% ha un blog personale in cui inserisce i suoi pensieri. Il 52% dei giovani italiani legge riviste e quotidiani tanto su internet quanto in forma cartacea (il 27% lo fa solo in modo tradizionale).
Sta cambiando la modalità di accesso ai consumi tecnologici. E cambia il modo di comunicare dei giovani: al di là dell'utilizzare i motori di ricerca (84% degli internauti lo fa almeno una volta alla settimana), di inviare o ricevere email (66% degli internauti lo fa almeno una volta alla settimana) o recuperare i contenuti per il proprio studio e lavoro (il 27%) - attività comuni per i giovani internauti più occasionali -, vi sono nuove forme di utilizzo che stanno prendendo piede rapidamente.

I giovani non si percepiscono come soggetti passivi del mondo informatico, ma come protagonisti attivi della produzione dei contenuti da scambiare e condividere: partecipazione e condivisione diventano dunque le nuove "regole" di utilizzo della rete". Il 42% degli internauti ha infatti utilizzato internet almeno una volta per partecipare a chat, blog, forum o per inserire scritti personali, pensieri, poesie nel proprio blog personale.
L'identikit di questo blogger/"frequentatore di chat" ? Ha un titolo di studio di media inferiore (per il 46%); abita in una grande città (per il 50%); usa internet tutti i giorni (60%) e vi accede prevalentemente da casa (per il 55%). Condividono i pensieri e condividono anche i files: il file sharing - ossia il nuovo metodo di condivisione che permette di scaricare e scambiare musica, libri, interi cd musicali .Sono loro ad anticipare nuove modalità di uso delle tecnologie, che poi con il tempo - assestandosi - diventano consuetudine per tutti. E' successo così con il computer, succederà anche con strumenti come blog, wiki, podcast, RSS.
E i docenti ?
Alcuni cercano di darsi da fare, alcuni sono spaventati dalle nuove tecnologie, altri le rifiutano,molti arrancano.
Non sorprende quindi che gli esisti di un’altra ricerca “Gli studenti bocciano la scuola quasi la metà sono insoddisfatti”. Secondo uno studio da parte dello Iard, 3 ragazzi su 10 non sono contenti dei docenti, che non ascoltano le loro esigenze. Bocciato anche il degrado degli istituti.
Il 30% degli studenti si dichiarano insoddisfatti dei loro docenti, soprattutto per quanto riguarda la capacità di insegnare.
Lo studente di oggi ha la necessità di partecipare ad un processo di apprendimento basato sulla possibilità di combinare insieme diverse modalità di apprendimento.
Gli insegnanti hanno il compito di cambiare il proprio ruolo da di dispensatori di informazione a quello di generatori di conoscenza.( vedi sul tema NECC 2006 ).
Tale cambiamento, passaggio di ruolo crea una situazione di difficoltà e di crisi.
Serve un’evoluzione verso modalità digitali di pensiero più consona a quella delle nuove generazioni ( digital natives ).
E la sfida piú grande deriva proprio dal fatto che i docenti, prevalentemente digital immigrants, hanno necessitá di interagire con la digital generation “padrona” nel mondo delle nuove tecnologie.
Digital immigrants, sta ad indicare gruppi di età che non sono cresciuti con le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il termine è stato coniato da Mark Prensky ( vedi )
Sperimentare e innovare nuove forme dell’apprendimento, ecco la scomessa.
L’istruzione tradizionale ha conosciuto poche innovazioni dall’origine delle scuole e delle università ad oggi ( R.Straub )
Di fronte alla sfida odierna dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita la tecnologia svolgerà un ruolo importante, poiché consente e favorisce processi di apprendimento veloci, flessibili e individualizzati. In un ambiente tecnologico di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, l'alfabetizzazione digitale sarà un prerequisito fondamentale per potervi accedere e partecipare.
L’elearning e la formazione on line non è la risposta ma semplicemente un aiuto.
La formula classica dell'online learning presenta alcune difficoltà,non funziona con le nuove generazioni di studenti.L'elearning 1.0 ( costruito rispettando le codifiche dei learning object) è carente sul piano dell'interattivà e della collaborazione, troppo rigidi i ruoli di docente,studente e tutor.


L'apprendimento può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti tipica delle nuove frontiere del web, il WEB 2.0.
Il centro della formazione deve essere il discente ( student-centered learning ) e non
il formatore/docente o tutor.
L'uso dei blog, wiki, videoblog,dei tag,dei feed RSS, di strumenti mash up, o tecnologie Ajax, Social Network, rappresentano i nuovi "libri",matite,penne,righelli,compassi, forbici e colla della NetScuola.
Le nuove conoscenze, il nuovo sapere viene posto in circolazione per essere a sua volta rielaborato da altri, in nuove forme di interazione in rete. E’ il passaggio dalle comunità di apprendimento on line ai gruppi orizzontali aperti, gruppi di collaborazione.



“Un sistema di apprendimento comprende vari elementi chiave e fattori di successo che devono essere presenti per facilitare l'apprendimento e sostenerlo efficacemente. Questi elementi includono la pedagogia, un progetto di apprendimento, ambienti di apprendimento in collaborazione incentrati sull'utente, oltre a fattori sociali e culturali. Senza questa visione olistica dei sistemi di apprendimento il potenziale della tecnologia non potrà essere sfruttato in pieno.” (R.Straub )
In un mondo di apprendimento attivo lungo tutto l'arco della vita, l'insieme delle abilità di una persona viene formato e documentato a partire da una combinazione di esperienze, risultati e relazioni della vita reale e certificati di apprendimento formale.
La scuola e l’aula scolastica perdono la predominanza e la centralità educativa soprattutto per i non più giovani, altre fonti esterne agiscono e intervengono ( outsorcing learning). Non vi sono dubbi sulla continuità dell'apprendimento nelle aule, soprattutto nelle fasi iniziali dell'educazione, ma ciò avrà un ruolo sempre meno importante nell'insieme della vita della persona. Secondo diversi studi, dal 70 al 80% di quello che impariamo si apprende sul lavoro” (R.Straub).
Una grande sfida attende la Scuola Italiana e i docenti che non possono e non devono lasciascela sfuggire.

- English version -

 It's changing the mode of access to technological consumption. It changes the way young people communicate ... Young people do not perceive themselves as passive subjects of the computer world, but as active participants of the content production to exchange and share: sharing participation and thus become the new "rules" of network usage "... They share thoughts and also share files ( file sharing )... They anticipate new way to use the technology, which then with time - settling - become customary for all .... 
And the teachers? 
Some try to get busy, some are frightened by new technology, others refuse ... The student today needs to participate in a learning process based on the possibility of combining different methods of learning. 
Teachers have the task of changing their role from dispensers of information to the generators of knowledge ... This change of role transition creates a situation of difficulty or crisis. 
Need an evolution toward digital modes of thought more appropriate that the new generations (digital natives). 
And the biggest challenge comes from the fact that teachers, mostly digital immigrants, who need to interact with the digital generation "mistress" in the world of new technologies .... experiment and innovate new forms of learning, here's the bet. 
The traditional education has seen few innovations in the origin of the schools and universities today ... 

E-learning and online training is not the answer, but a help. 
The classical formula of online learning is a little tough, does not work with new generations of studenti...L 'education 1.0 is weak in terms of dell'interattivà and collaboration, too rigid roles of teacher , student and tutor. 


Learning can benefit from sharing and re-working 'flat' content typical of the new frontiers of the Web, the Web 2.0... 
The center of the training must be the learner (student-centered learning) and not 
the trainer / teacher or tutor. 
The use of socianetwork, wikis, video blogs, tagging, mash-up tools, and Ajax technologies, are the new "books", pencils, pens, rulers, compasses, scissors and glue of "NetSchool"... 
new knowledge , new forms of interaction in the network... And 'the transition from online learning community open to horizontal groups, groups for collaboration.